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Tsipras uccide la democrazia della Grecia e resuscita la Troika

Alexis Tsipras ha venduto la democrazia della Grecia per 86 miliardi di euro, resuscitando al contempo la Troika. Entro il 15 luglio la Grecia dovrà adottare una serie di riforme per ottenere gli aiuti per non andare in default ma da oggi in poi il Parlamento greco non potrà più legiferare autonomamente perché tutto dovrà prima passare al vaglio delle istituzioni europee.

Dopo aver fatto credere che la volontà del popolo ellenico avrebbe avuto un peso nelle trattative con i partner europei ed i creditori, Alexis Tsipras firma il terzo piano di aiuti per uscire dalla crisi uccidendo la democrazia della Grecia e resuscitando la Troika. Dopo 30 ore di negoziati, 17 dei quali con l'Eurosummit, il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese Francois Hollande, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il premier greco Alexis Tsipras hanno stretto un accordo ignorando completamente la decisione presa dai cittadini ellenici con il referendum del 5 luglio, quando hanno detto "no" ad un nuovo piano di austerity e a nuove umiliazioni lasciando intendere che erano anche pronti ad uscire dall'euro e tornare alla dracma pur di tornare ad avere in mano il destino della Grecia. Invece, Tsipras ha svenduto la democrazia greca alla Troika, permettendo a tre istituzioni non elette da nessun cittadino di decidere persino quali leggi devono essere proposte o meno in Parlamento o all'attenzione pubblica. Dopo le iniziali resistenze, la Grecia ha infatti accettato un ruolo attivo da parte del FMI (Fondo monetario internazionale) nella gestione del piano di salvataggio. L'Eurosummit ha infatti imposto che "lo Stato membro della zona euro che richiederà l'assistenza finanziaria dal MES (European stability mechanism, il fondo salva-Stati, ndr) rivolgerà, ove possibile, richiesta analoga al FMI. Questa è una condizione necessaria affinché l'Eurogruppo approvi un nuovo programma MES" chiarendo: "Pertanto la Grecia richiederà il sostegno continuo dell'FMI (monitoraggio e finanziamento) a partire da marzo 2016".

Tsipras ha calcolato che la dignità e la libertà del popolo greco valesse circa 86 miliardi, tanto ammonta infatti il prestito che verrà concesso dal MES. Di questi 86 miliardi, 25 miliardi verranno spesi per ricapitalizzare le banche greche. Inclusi in questi soldi 35 miliardi di investimenti UE, legati al piano Juncker. Ottantasei miliardi di euro sono molti soldi? Per rispondere a questa domanda è bene ricordare che attualmente la BCE sta garantendo liquidità alle banche greche per 89 miliardi, e questo rende possibile un prelievo giornaliero di massimo 60 euro. Queste cifre fanno capire che il prestito concesso sono bruscolini per la Troika, che in cambio però ha ottenuto la gestione di un intero Stato, che per decenni non potrà decidere più nulla in autonomia. In primis, dopo le già innumerevoli privatizzazioni, la Grecia concederà alla Troika come garanzia degli aiuti tutta la sua storia. Tsipras ha infatti accettato la creazione di un Fondo fiduciario da 50 miliardi, ottenendo solamente che la gestione abbia base ad Atene e non in Lussemburgo, nel quale confluirà tutto il patrimonio ellenico, dal Partenone al monte Olimpo per fare dei possibili esempi. In cambio, Alexis Tsipras non è riusciuto nemmeno a tagliare il debito di un euro. Angela Merkel ha confermato che un haircut sul valore nominale resta impossibile ma ha assicurato che si ragionerà su "possibili soluzioni di grazia per prolungare le scadenze, a patto che l'attuazione del programma sia positiva".

La Troika ha poi stabilito, e Tsipras ha accettato, che prima di qualsiasi tipo di aiuti la Grecia dovrà legiferare sulle riforme sottoscritte nell'accordo stipulato all'Eurosummit entro mercoledì 15 luglio. Entro 3 giorni il Parlamento greco dovrà quindi approvare:
- la semplificazione del regime dell'IVA e l'ampliamento della base imponibile al fine di incrementare gettito
- misure iniziali per migliorare la sostenibilità a lungo termine del regime pensionistico nel contesto di un programma globale di riforma delle pensioni;
- la tutela della piena indipendenza giuridica dell'Elstat;
- la piena attuazione delle pertinenti disposizioni del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria, in particolare rendendo operativo il consiglio di bilancio prima che sia messo a punto il memorandum d'intesa (MoU, memorandum of undestanding, cioè il piano di salvataggio; ndr) e introducendo tagli della spesa quasi automatici in caso di deviazioni da obiettivi ambiziosi in materia di avanzo primario, previa consultazione del consiglio di bilancio e fatta salva la preventiva approvazione delle istituzioni.

La Troika è stata poi così magnanima da lasciare alla Grecia qualche giorno in più (cioè entro il 22 luglio) per approvare:
- l'adozione del codice di procedura civile, che costituisce un'importante revisione delle procedure e delle modalità del sistema della giustizia civile e può notevolmente accelerare il procedimento giudiziario e ridurre i costi;
- l'attuazione della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche con il sostegno della Commissione europea.
Poi avviamente ci sono altre 3 pagine di direttive che la Grecia deve seguire per continuare ad avere gli aiuti rata dopo rata.

"Se tutto va bene entro la fine della settimana può essere deciso il mandato per negoziare il sostegno dell'ESM" ha quindi spiegato il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. Nell'accordo infatti viene precisato che solo dopo l'approvazione da parte del Parlamento greco delle prime quattro misure "potrà essere adottata una decisione intesa a conferire alle istituzioni il mandato di negoziare un memorandum d'intesa". Il MoU però dovrà prima passare da quattro Parlamenti nazionali, quelli della Germania, della Finlandia, dell'Olanda e dell'Estonia, per le cui leggi è necessario un passaggio d'approvazione a livello nazionale. Queste quattro nazioni sembrano attualmente essere le sole a conservare quindi un residuo di democrazia in Europa. Per la Grecia il voto in Parlamento diventa infatti da oggi in poi solo un passaggio obbligato per non andare in default visto che le leggi le scriveranno persone ed istituzioni non elette dal popolo ellenico. Nell'accordo sottoscritto da Tsipras con l'Eurosummit si legge infatti che "il governo deve consultare le istituzioni e convenire con esse tutti i progetti legislativi nei settori rilevanti con adeguato anticipo prima di sottoporli alla consultazione pubblica o al Parlamento". E' probabile quindi che per la Troika sarebbe molto più comodo se gli Stati membri dell'UE fossero guidati da una dittatura, così si eviterebbero passaggi inutili ed ipocriti.

Ma tutto questo alla Grecia non basterà ancora per ottenere i soldi. La prima rata del prestito infatti non arriverà probabilmente prima di settembre visto che dopo tutti questi passaggi la Troika dovrà anche controllare l'effettivo avvio delle riforme. Entro il 20 luglio, però, la Grecia deve rimborsare 3,5 miliardi alla BCE (Banca centrale europea) e per questo l'Eurosummit apprezza "l'intenzione delle autorità greche di richiedere" entro tale data "un sostegno dalle istituzioni e dagli Stati membri" pari a 7 miliardi, a cui si dovrebbero aggiungere altri 5 miliardi ad agosto. In realtà, la Grecia più che intenzionata appare obbligata a questo ennesimo prestito, visto che non ha liquidità in cassa. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker però sostiene: "In questo compromesso non ci sono né vincitori né sconfitti. - aggiungendo - Non penso che i cittadini greci siano stati umiliati, si tratta di un accordo tipicamente europeo". Appunto.

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