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Il tradimento di Tsipras: tagli e tasse per 13 miliardi. Varoufakis non vota il piano

I vertici dell'Eurogruppo e della Troika (Commissione europea, FMI, BCE) sembrano soddisfatti del piano di riforme presentato dal premier greco Alexis Tsipras, anche perché è praticamente uguale a quello a cui il popolo elennico ha detto "no" nel referendum del 5 luglio. Anzi, Tsipras ha previsto tagli e tasse non più per 8 miliardi ma per 12 miliardi, e non c'è alcuna ristrutturazione del debito. L'ex minitro Yanis Varoufakis non parteciperà al voto al Parlamento greco, da cui potrebbe uscire una nuova maggioranza.

I vertici dell'Eurogruppo e della Troika (Commissione europea, FMI, BCE) sembrano soddisfatti del piano di riforme presentato dal premier greco Alexis Tsipras per ottenere gli aiuti richiesti. Il buonumore di chi fino a un paio di gioni fa aveva criticato aspramente l'indizione del referendum in Grecia e il suo risultato sembra voler dire solamente che Tsipras ha di fatto tradito il messaggio (e il mandato) del popolo greco, che sembrava pronto ad un salto nel buio (l'uscita dall'euro) pur di non veder approvate nuove misure di austerità.
Secondo il numero uno dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, la proposta presentata dalla Grecia ai vertici europei risponde infatti alle richieste dei creditori, le stesse ai quali i greci hanno detto "no" lo scorso 5 luglio. Anzi, il nuovo piano Tsipras prevede tagli e aumenti delle tasse pari non più ad 8 miliardi ma bensì a 13 miliardi.
Il Parlamento greco sarà chiamato ad esprimersi sul piano di riforme, ma dal voto potrebbe uscire una nuova maggioranza di governo. A Tsipras potrebbero infatti mancare i voti dell'ala sinistra di Syrizia e dei deputati di Anel (Greci Indipendenti), con il premier che sarebbe quindi sorretto dai partiti filo-europei come Nea Dimokratia dell'ex premier Samaras e il Partito socialista.
Alexis Tsipras ha chiesto al suo partito di rimanere "unito e compatto", assicurando: "Siamo arrivati qui insieme, continueremo tutti insieme o lasceremo tutti insieme". Chi ha già lasciato, anche se solo il ministero delle Finanze, è Yanis Varoufakis che ha già annunciato che non sarà presente in Aula a votare il piano di riforme. Varoufakis afferma che l'assenza è dovuta solamente a "problemi familiari" ma c'è chi si ricorda che, prima del referendum, l'ex ministro aveva precisato che si sarebbe "tagliato un braccio piuttosto che firmare un accordo con la Troika che non va a ristrutturare il debito della Grecia". Ed infatti nel piano presentato da Tsipras non c'è alcuna ristrutturazione, con i vertici dell'Eurogruppo che al massimo potranno concedere ad Atene un alleggerimento del debito, cioè l'allungamento delle scadenze dei prestiti concessi dai partner europei e una riduzione dei tassi d'interesse.

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