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Caso Moro, audizione 1995: su Honda non membri BR, ma persone di supporto

Commentando le ultime rivelazioni sul caso Moro, Gero Grassi, vicepresidente del Gruppo PD della Camera, ricorda alcuni passaggi dell'audizione del 9 marzo 1995 della Commissione Stragi, sottolineando come i magistrati fossero convinti che l'Honda blu "evidentemente nasconde una circostanza diversa rispetto all'organigramma brigatista" poiché "si presuppone che vi potessero essere altre persone di supporto all'azione brigatista, che non fossero membri dell'organizzazione".

"E' indubbiamente un risultato importante dell'attività del Copasir la declassificazione entro maggio dei fascicoli sul caso Moro, è ora che questi documenti siano messi a disposizione di tutti ed è bene precisare che non si tratta di documenti coperti da segreto di Stato" afferma in una nota Rosa Calipari, deputata PD e membro del Copasir, precisando infatti che "occorre fare chiarezza su questa materia. - e spiega - Il segreto di Stato, spesso evocato dalla pubblicistica, è regolato dalla legge di riforma dei servizi segreti mentre la norma più generale riguarda la declassificazione degli atti di tutta la Pubblica Amministrazione ed è contenuta in un Testo Unico del 2000. Questa norma prevede la declassificazione di tutti gli atti 'coperti' oltre i 40 anni ma, nel caso di documenti contenenti dati sensibili relativi alle persone, prevede una attesa di ben 70 anni. Su questa materia stiamo lavorando".

Gero Grassi, vicepresidente del Gruppo PD della Camera, commenta invece le ultime rivelazioni sul caso Aldo Moro, sottolineando che "l'estraneità dal commando brigatista della moto Honda presente a via Fani la mattina del 16 marzo 1978 è stata accertata dalla magistratura. Questo è un punto fermo, un fatto innegabile alla luce del quale considerare anche le recenti novità". Grassi ricorda quindi: "Ecco cosa emerge dall'audizione del 9 marzo 1995 della Commissione Stragi ai Pm Franco Ionta, Antonio Marini e Rosario Priore in merito alla moto Honda: il testimone Alessandro Marini disse che 'un motociclista a bordo di una Honda aprì il fuoco', alcuni proiettili colpirono il suo ciclomotore; il giudice Santiapichi giudicò la testimonianza "una versione lucida degli eventi"; Marini disse che "la moto era di colore blu, di grossa cilindrata, sopra la quale c'erano due individui, il primo coperto da passamontagna scuro, quello dietro teneva un mitra di piccole dimensioni nella mano sinistra e sparò alcuni colpi nella mia direzione, tanto che un proiettile colpì il parabrezza del mio motorino". (Sentenza Moro 1 e Moro bis); il pm Marini confermò la tesi del testimone; nel processo Moro-quinques il pm Marini: 'Il br Valerio Morucci, insieme agli altri, ha sempre negato la presenza di questa moto Honda. Noi attribuiamo alla moto Honda il ruolo di staffetta', ed ancora: 'Io vengo indicato come colui che si è incaponito a sostenere la presenza della moto Honda. Anche Pistolesi, il figlio del giornalaio di via Fani, conferma la presenza della moto Honda'; 'Intrevato, il poliziotto che assiste alla scena del rapimento Moro, conferma di aver visto il passeggero della Honda con il mitra'. 'Dico questo perché dalle dichiarazioni dei terroristi si tende sostanzialmente ad avvalorare la tesi che la moto Honda non ha nulla a che fare con l'operazione'; sempre il giudice Marini: 'Noi ci proponiamo di andare avanti per accertare finalmente chi sono i due a bordo della moto Honda e non ci fermeremo perché non ci si può dire che ormai non c'è più nulla da accertare'; 'Noi stiamo lavorando su questa ipotesi: per quale motivo i brigatisti non parlano mai di questa moto Honda, la cui presenza è pacifica? Vi deve essere sotto qualcosa, qualcosa di diverso dalla semplice identificazione dei due brigatisti che erano a bordo della Honda perché, altrimenti, come accaduto in altre circostanze, si è ammesso il fatto anche se se ne sono nascosti gli autori'. Valerio Morucci ha raccontato al pm Marini: 'Ma che interesse abbiamo a negare la presenza di una moto Honda? Al limite io potevo confermare - come ho fatto altre volte - la presenza della Honda, senza però fare i nomi dei due che erano a bordo'; il pm Marini: "Noi riteniamo che se c'è la moto Honda, e vi deve essere, secondo la sentenza passata in giudicato, essa evidentemente nasconde una circostanza diversa rispetto all'organigramma brigatista. In sostanza si presuppone che vi potessero essere altre persone di supporto all'azione brigatista, che non fossero membri dell'organizzazione".

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