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Delitto Garlasco, pg Cassazione: sentenze illogiche, da rifare

Il pg della Cassazione ha chiesto il rinvio in Appello, ad altra sezione, del processo su Alberto Stasi, accusato del delitto di Garlasco, dove è stata uccisa Chiara Poggi nel 2007. Secondo il pg della Cassazione, le sentenze di primo e secondo grado, dove Alberto Stasi è stato assolto, presentano "forti illogicità".

"Nelle sentenze di primo e secondo grado che hanno assolto Alberto Stasi dall'accusa dell'omicidio si ravvisano evidenti illogicità e inoltre lacune e incongruenze e una sopravvalutazione della prova scientifica" afferma il pg della Cassazione Roberto Aniello, durante la sua requisitoria. Il pg chiede quindi ai giudici della Cassazione di annullare con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello la sentenza che ha assolto Alberto Stasi dall'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa nel 2007 nella sua villetta a Garlasco. La sentenza della Cassazione era prevista per il 5 aprile, rinviata ad oggi. E come due settimane fa, anche oggi Alberto Stati è presente a Roma, per conoscere di persona il suo destino. Secondo il pg Aniello, è stato prima di tutto "incongruo il rigetto dell'esame del capello rinvenuto nella mano sinistra di Chiara Poggi", sottolineando: "Che sia caduto da solo o per effetto di una trazione non capisco che rilevanza abbia. E' un capello della vittima o dell'aggressore e questo deve essere accertato". Inoltre, il pg della Cassazione ha dato una nuova interpretazione alla serie di telefonate che Alberto Stasi ha effettuato le ore precedenti il ritrovamento del cadavere di Chiara Poggi, chiamando a casa della fidanzata lasciata la sera prima. "Alberto Stasi - ricorda infatti Roberto Aniello - ha effettuato una serie di telefonate sia da fisso che da cellulare ad intervalli cadenzati, arrivando a fare ad un certo punto ben sette chiamate in un breve arco di tempo". Il pg della Cassazione sottolinea poi come "intorno alle 13:26 - 13:27 c'è stata una chiamata di Stasi al fisso della famiglia Poggi che ha avuto una risposta muta di dodici secondi data in automatico dal sistema di allarme predisposto per attivarsi in tal senso. - aggiungendo - Stasi è quindi rimasto in linea dodici secondi, un tempo non brevissimo, ma interrogato non dirà mai di aver avuto questa risposta muta e di essere rimasto in linea per dodici secondi". Il pg ipotizza quindi che Alberto Stasi "colto dal panico e, credendo che la vittima si fosse ripresa, sia entrato per controllare se Chiara fosse viva o morta. E forse ha fatto i primi gradini della scala su cui si trovava il corpo evitando consapevolmente le macchie di sangue". A scagionare Alberto Stasi anche il fatto che le scarpe del ragazzo non erano macchiate di sangue. Allo stesso tempo, questo particolare viene però evidenziato dall'accusa come prova contraria, e cioè spiegando l'impossibilità per Alberto Stasi di non sporcarsi entrando in una casa dove c'era sangue ovunque, soprattutto sui primi due gradini che portavano nella cantina dove era riverso il corpo di Chiara Poggi.

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