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Alberto Stasi verso assoluzione? Sentenza Cassazione: pg chiede annullamento condanna

Il processo contro Alberto Stasi si potrebbe chiudere oggi con una sentenza della Cassazione che potrebbe far "rivivere la sentenza di primo grado", cioè l'assoluzione, come sottolinea il procuratore generale. Il pg chiede ai giudici della Suprema Corte di annullare con rinvio la sentenza di condanna a 16 anni contro Alberto Stasi inflitta nell'appello bis, ma ammette che il ragazzo accusato di aver ucciso Chiara Poggi potrebbe anche essere assolto.

La Cassazione potrebbe ribaltare la sentenza di appello bis nei confronti di Alberto Stasi, condannato a 16 anni di carcere per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, dopo essere stato in precedenza assolto in primo e in secondo grado. A seguito del primo iter giudiziario, la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza di secondo grado, e anche oggi la Suprema Corte potrebbe procedere con un nuovo rinvio, se non addirittura con una assoluzione con formula piena. Il procuratore generale della Cassazione, infatti, nel corso della sua requisitoria ha chiesto ai giudici della Quinta sezione di annullare la sentenza con rinvio. Se la richiesta verrà accolta, quindi, Alberto Stasi dovrà sottoporsi ad un terzo processo di appello. Il rinvio però è stato chiesto "per una questione di scrupolo e rispetto nei confronti del grido di dolore di tutte le parti. Il rinvio servirà per nuovi accertamenti prove e valutazioni" specifica il pg. I giudici della Cassazione, quindi potrebbero anche optare per un annullamento senza rinvio, ritenendo che dopo due processi le prove contro Alberto Stasi, se ce ne sono, sarebbero già dovute saltar fuori.

"In questa sede non si giudicano gli imputati, ma le sentenze. Io non sono in grado di stabilire se Alberto Stasi è colpevole o innocente. E nemmeno voi" ricorda infatti il pg rivolgendosi al collegio, aggiungendo: "Ma insieme possiamo stabilire se la sentenza è fatta bene o fatta male. A me pare che la sentenza sia da annullare". Il procuratore generale ammette quindi: "Potrebbero esserci i presupposti di un annullamento senza rinvio, che faccia rivivere la sentenza di primo grado", cioè l'assoluzione. Il pg chiede invece il rinvio affinché si continui ad "ascoltare il grido di dolore" che si leva dai familiari di Chiara Poggi. Con un appello ter, ipotizza il pg, si potrebbe quindi arrivare a "nuove acquisizioni o differenti apprezzamenti". Avverte però che dopo il primo rinvio della Cassazione, nel 2013, il giudice che ha emesso sentenza nell'appello bis ha assunto "un modo di procedere non corretto, anzi in alcuni casi inaccettabile" perché ha ritenuto che "gli fosse stato affidato un imputato che dalla posizione di accertato innocente fosse passato alla posizione di presunto colpevole e ha ritenuto che il suo compito fosse quello di ricercare gli indizi a carico".

Il pg chiede quindi l'ulteriore rinvio perché in effetti la vicenda processuale presenta delle "incongruenze" che "meriterebbero un accertamento". Fa qualche esempio: "Se le scarpe dell'aggressore erano copiosamente imbrattate di sangue, perché le impronte sono state ritrovate sul tappetino del bagno, come mai non sono state evidenziate le impronte di uscita fino alla porta d'ingresso? Mistero". Il magistrato sottolinea inoltre: "Sono 24 le persone che si sono recate in quell'appartamento prima che vi accedessero i Ris per i rilievi" che, sostiene, "non si sono dimostrati affidabili per l'impossibilità di verificare l'essiccamento del sangue e per il massiccio inquinamento del luogo". Infine, viene evidenziato che "la sentenza di rinvio dà atto che il movente non è stato individuato ma poi si industria a costruirne uno legato alla vicenda delle immagini pornografiche" con il timore che Chiara Poggi potesse distruggere "l'immagine di ragazzo perbene e studente modello di Alberto Stasi" ma, viene sottolineato, "la logica ci viene in soccorso e impone di escludere l'insostenibile ipotesi secondo la quale per evitare che la sua fidanzata rendesse nota la passione per la pornografia decidesse di ucciderla costituendosi come alibi proprio quel pc pieno di immagini pornografiche consegnato la mattina dopo ai carabinieri".

Il magistrato ha infine colto l'occasione per denunciare che l'omicidio di Garlasco, così come altri, ha sofferto di "quei processi televisivi che inquinano la capacità di giudizio degli spettatori, tra i quali, forse nessuno ci pensa, rientrano anche i giudici, togati e popolari, di queste vicende".

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