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Luca Pani: Aifa aveva elencato tutte le violazioni su Stamina già nel 2012

Dopo la bocciatura del metodo Stamina anche da parte del secondo Comitato scientifico del Ministero della Salute, Luca Pani, direttore generale dell'Aifa, ricorda che l'Agenzia italiana del farmaco aveva già elencato tutta "una serie di gravissime violazioni" sulla cura di Davide Vannoni già il 16 maggio 2012, attraverso un'ordinanza.

L'Aifa rimprovera che per affermare che il metodo Stamina non è "sperimentabile per mancanza di presupposti scientifici" ci sono voluti "due (!) Comitati scientifici di esperti nominati dal Ministero della Salute, un’indagine parlamentare, centinaia di udienze nei tribunali di tutto il Paese, tre anni di controversie giudiziarie e battaglie mediatiche combattute sulle spalle dei malati e delle loro famiglie", ricordando invece che già il 16 maggio 2012 in un'ordinanza dell'Agenzia italiana del farmaco, "la prima emessa nella sua storia, sono elencate una serie di gravissime violazioni che, rilette oggi alla luce di tutto quello che è successo, non lasciano spazio a interpretazioni". In una nota, Luca Pani, direttore generale dell'Aifa (e tra gli esperti del primo Comitato scientifico disposto dal Ministero della Salute) denuncia quindi che "in qualsiasi paese dell'Occidente avanzato le poche pagine di quella ordinanza sarebbero state sufficienti a determinare la cessazione di qualsiasi attività", ricordando che "l'ordinanza testimoniava i risultati di un'ispezione congiunta con i Carabinieri dei NAS, in esecuzione a una precisa richiesta dell’Autorità Giudiziaria e conteneva molti elementi di criticità. - precisando - Li avevamo elencati tutti: dalle caratteristiche non GMP dei laboratori, alla lavorazione del materiale biologico svolta da due collaboratori di una fondazione privata senza un protocollo che ne certificasse il razionale e la metodologia. Trenta mesi fa certificavamo come i medici che inoculavano il 'preparato' ottenuto tramite questo metodo segreto non conoscessero il contenuto di ciò che iniettavano nei pazienti, violando palesemente le regole della deontologia professionale (che vieta di seguire metodi segreti), come poi loro stessi hanno ammesso".

Per l'Aifa, quindi "è sconvolgente rileggere quelle quattro pagine e pensare che, solo pochi mesi dopo il divieto disposto dall’unica agenzia regolatoria competente, numerosi giudici del lavoro avrebbero accolto i ricorsi presentati dalle famiglie dei pazienti, senza mai consultarci, intimando di riattivare i 'trattamenti' presso gli Spedali Civili di Brescia", evidenziando che "nell’anno successivo la vicenda 'Stamina' invase anche la sfera politica, con l’emanazione, il 25 marzo del 2013 del cosiddetto 'Decreto Balduzzi' che consentiva di proseguire i trattamenti 'su singoli pazienti con medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali'. Una legge che avrebbe potuto trasformarsi in un grimaldello capace di scardinare le regole vigenti in tutta l’Unione Europea e fare dell’Italia un porto franco per i 'mercanti di speranza' ". Luca Pani rammenta inoltre che "nel frattempo sono arrivati dodici rinvii a giudizio disposti dal Pubblico Ministero di Torino per, tra gli altri, Vannoni e Andolina. L’accusa è di associazione a delinquere ed è presumibile che presto possa avviarsi il processo, che aiuterà a chiarire i profili di rilevanza penale di una vicenda oscura e, giova ricordarlo, ancora per molti versi 'aperta' ". Il direttore generale dell'Aifa, conclude: "Nel corso degli ultimi tre anni abbiamo osservato, da più parti, la sistematica violazione di codici di comportamento che in una società avanzata costituiscono un patrimonio comune. Siamo ancora in tempo per tirare le somme e riportare l’ordine, componendo i conflitti culturali che si sono creati. La nostra responsabilità nei confronti di chi soffre ci impone di evitare che eventi come questi possano tornare a ripetersi".

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