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Redditometro 2013 "nullo e illegale": vìola privacy e diritto difesa

Il redditometro 2013 varato dal governo Monti "è non solo illegittimo, ma radicalmente nullo" perché "fuori dalla legalità costituzionale e comunitaria", sentenzia un giudice di Pozzuoli. Per il magistrato il redditometro 2013 vìola infatti la privacy e il diritto di difesa e sarebbe "inquisitorio e sanzionatorio".

Il redditometro 2013, quello entrato in vigore dal 4 gennaio, non piaceva al PDL, con Renato Brunetta che spiegava: "Il redditometro è una modalità di accertamento attraverso la quale è possibile ricostruire il reddito del contribuente sulla base di alcuni elementi di cui dispone l'Amministrazione Finanziaria" ma "il decreto ministeriale del governo Monti non è in coerenza con il provvedimento del governo Berlusconi che prendeva a base le sole spese effettive" perché "considera anche spese presuntive fondate su medie Istat e su analisi e studi socio-economici". Brunetta, coordinatore dei dipartimenti del PDL, precisava quindi che il redditometro 2013 varato dal governo Monti "è stato snaturato perché da strumento 'personalizzato' si é trasformato in strumento statistico-induttivo, in cui i dati alla base della ricostruzione sono nella piena disponibilità solo della Amministrazione" e quindi "il contribuente, per forza di cose, sarà in difficoltà a fornire qualunque prova che il reddito posseduto è inferiore a quello rideterminato dall'Agenzia, dovendosi difendere da una ricostruzione su base statistica che nulla ha a che vedere con le effettive spese dallo stesso sostenute".

A dar ragione al PDL, che promette in questa campagna elettorale di riformare il redditometro 2013 affinché non sia uno strumento da "Stato di polizia fiscale" come lo chiama Gasparri, è anche un giudice di Pozzuoli (Napoli) che "boccia" lo strumento a disposizione dell'Agenzia delle Entrate. Il giudice Antonio Lepre ha esaminato il redditometro 2013 in base ad un ricorso presentato da un contribuente che lamenta il fatto che "l'Agenzia delle Entrate venga a conoscenza di ogni singolo aspetto della propria vita privata". Ed il magistrato gli ha dato ragione. Per il giudice di Pozzuoli, infatti, il redditometro 2013 "determina la soppressione definitiva del diritto del contribuente e della sua famiglia ad avere una vita privata, a poter gestire il proprio denaro, a essere quindi libero nelle proprie determinazioni senza dover essere sottoposto a invadenza del potere esecutivo, senza dover dare spiegazioni e subire intrusioni su aspetti anche delicatissimi della propria vita privata, quali la spesa farmaceutica, l'educazione e mantenimento della prole, la propria vita sessuale".

Il giudice sottolinea inoltre come il redditometro 2013 "vìola il diritto di difesa in quanto rende impossibile fornire la prova di aver speso meno di quanto risultante dalla media Istat", i cui parametri, aggiunge il magistrato, oltretutto nulla "hanno a che vedere con la specificità della materia tributaria". Inoltre, con il redditometro 2013 "il diritto del contribuente al contraddittorio" sarebbe "in gran parte svuotato di effettività" visto che il procedimento diventerebbe "eminentemente inquisitorio e sanzionatorio" poiché "il contribuente e l'Agenzia delle Entrate si trovano in posizione di fortissima asimmetria", da una parte perché "l'Agenzia è anche socia della società di riscossione forzata" mentre dall'altra "è in conflitto di interessi, essendo normalmente vincolata al raggiungimento di obiettivi di evasione da recuperare e dunque avendo filologicamente interesse alla conferma della propria ipotesi". Il giudice di Pozzuoli, quindi, sentenzia che il redditometro 2013 "è non solo illegittimo, ma radicalmente nullo" visto che "fuori dalla legalità costituzionale e comunitaria" in quanto "non individua categorie di contribuenti ma altro, sottoponendo a controllo anche le spese riferibili a soggetti diversi per il solo fatto di essere appartenenti al medesimo nucleo familiare".

Il magistrato spiega infatti che il redditometro 2013 "non fa alcuna differenziazione tra 'cluster' di contribuenti, ma opera una distinzione familiare di tipologie suddivise per cinque aree geografiche, ricollocando all'interno di ciascuna figure di contribuenti del tutto differenti tra loro", evidenziando come lo strumento in mano all'Agenzia delle Entrate accomuna quindi non correttamente "situazioni territoriali differenti in quanto altro è la grande metropoli altro è il piccolo centro e altro ancora è vivere in questo o quel quartiere", senza contare che dentro la "medesima Regione e, anzi, la medesima Provincia vi sono fortissime oscillazioni del costo concreto della vita, così come altrettanto forti oscillazioni vi possono essere all'interno di un'area metropolitana". Per tutti questi motivi, il giudice ha infine ordinato di "non intraprendere alcuna ricognizione, archiviazione, o comunque attività di conoscenza sull'archiviazione dei dati" del contribuente che ha presentato il ricorso sul redditometro 2013, oppure di "cessarla se iniziata" e di "distruggere tutti i relativi archivi". L'Agenzia delle Entrate annuncia che presenterà appello contro la decisione del giudice.

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