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Agcom e Authority, Di Pietro e Vendola: coalizione con PD a rischio

Nominati i nuovi membri dell'Agcom e dell'Authority della privacy, e a quanto pare ha vinto ancora una volta la "logica spartitoria" , tanto che Antonio Di Pietro e Nichi Vendola annunciano che è a rischio la coalizione con il PD.

Camera e Senato hanno eletto i nuovi membri dell'Agcom e dell'Authority della privacy, e appena sono stati ufficializzati i nomi è scoppiata immediatamente la protesta.
Nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, Nichi Vendola spiega che quanto avvenuto "se fosse un romanzo si potrebbe chiamare vorrei ma non posso, che racconta di un'intera stagione politica - aggiungendo - Vorrei difendere la civiltà del lavoro ma non posso. Vorrei difendere le regole di trasparenza e di democrazia ma non posso. Quello che è accaduto rappresenta una ferita che apre scenari problematici sul futuro della politica in questo Paese. Io lo dico con franchezza".
Lo interrompe Antonio Di Pietro, che specifica: "Anche della coalizione, ma di questo ne parliamo in un altro momento. Parlo a suocera per far capire a nuora".
Antonio Di Pietro poco dopo però chiarisce definitivamente il concetto: "Quel che più ci fa male è la scelta del PD: è vero che hanno scelto persone di qualità, ma nel momento in cui scendi nell'arena della logica spartitoria, dai ragione a chi ci partecipa. Così adesso abbiamo Martusciello e compagnia nell'Autorità delle comunicazione".
All'Agcom sono stati infatti nominati Murizio Decina (PD) e Antonio Martusciello (PDl) alla Camera e al Senato Antonio Preto (PDl) e Francesco Posteraro (Udc).
I nuovi componenti dell'Autorità garante della Privacy sono invece Giovanna Bianchi Clerici, candidata da Lega e PDl, e Antonello Soro, ex capogruppo del PD alla Camera. Al Senato eletta Augusta Iannini (moglie di Bruno Vespa) e Licia Califano.
Giuseppe Lauricella nominato per il Consiglio superiore della Giustizia amministrativa.
"Voglio ribadire – continua quindi Antonio Di Pietro - quel che noi dell'IdV, ma come noi altri esponenti politici, della società civile e del mondo della comunicazione, intendiamo dire su quello che sta succedendo sulle nomine dei componenti dell'Autorità per le comunicazioni... Questa idea che i controllati si devono nominare propri controllori è l'espressione più bassa dell'abuso che si può fare della democrazia per scegliersi i propri rappresentanti. Non si è mai visto in nessuno Stato di diritto, che in una logica spartitoria il controllato si scelga i propri controllori".
Di Pietro sottolinea inoltre quella che ritiene essere stata una vera presa in giro riguardo il modo con cui sono stati individuati i componenti dell'Autorità, spiegando: "Le modalità con cui vengono individuati i componenti dell'Autorità e il metodo usato è un po' da presa in giro. Dopo la dura presa di posizione in merito alle modalità finora utilizzate, è stata data la possibilità di presentare il proprio curriculum. Ma questi curricula sono stati usati come carta da cesso: nessuno gli ha letti. Avevano già deciso a monte, a prescindere dai cv, avevano deciso anche prima che finissero di arrivare i curricula e secondo una logica spartitoria. I partiti della maggioranza si sono scelti i propri controllori: in quota PDl, Udc e PD".
Per tutti questi motivi, l'Italia dei Valori non ha partecipato al voto delle nomine, "unica forma di protesta democratica per fare sapere all'opinione pubblica quanto siamo contrari a questo modo scellerato di fare politica, che giustamente allontana i cittadini dalla politica", come precisa sempre Di Pietro, anticipando di condividere "la proposta di impugnare le nomine davanti al tribunale amministrativo (TAR)" nella speranza, conclude, che "il giudice amministrativo possa invalidare le nomine".
In conferenza stampa anche Arturo Parisi, esponende del Partito Democratico, spiegando di aver deciso di non partecipare al voto perché "costernato, come cittadino".
"Non ho parole per esprime questa vicenda sciagurata - prosegue Parisi - Possiamo solo dire che in un colpo solo, con la vicenda che si svolge in Aula, sono stati annullati tutti i confronti e i dibattiti sulla trasparenza e sulla necessità di cambiare le regole, che abbiamo fatto in tutti questi mesi".

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