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Marines fanno pipì su cadaveri in Afghanistan. E' nuova Abu Ghraib?

Quattro marines urinano su tre cadaveri in Afghanistan. E' questo il contenuto del video postato su Youtube che sta mettendo in imbarazzo l'amministrazione Obama, che teme una nuova ondata di indignazione internazionale come avvenne nel 2004, dopo lo scandalo delle torture ad Abu Ghraib.

Il filmato postato su Youtube che immortala 4 marines che urinano sopra tre cadaveri, in Afghanistan, sta creando non poco imbarazzo all'amministrazione Obama, soprattutto perché i militari in questione sarebbero tutti membri del terzo Battaglione, secondo Marines, una unità di fanteria di Camp Lejeune ritornati nella loro base nella Carolina del Nord lo scorso autunno dopo una missione svolta tra marzo e settembre 2011, mentre un funzionario del Corpo dei Marines avrebbe detto alla Reuters americana che ci sarebbe già l'identificazione di due dei quattro soldati. Dal Segretario alla Difesa Leon Panetta al Segretario di Stato Hillary Clinton, tutti i più alti vertici della Casa Bianca si affrettano a condannare il disgustoso gesto, anche se non mancano di sottolineare che il video potrebbe essere stato diffuso solo per cercare di incrinare i rapporti che gli Stati Uniti stanno cercando di costruire con il governo afghano. Probabilmente, penserà forse qualcuno, se il video fosse stato invece pubblicato su WikiLeaks la reazione USA sarebbe stata molto più dura, e forse si sarebbe addirittura gridato al complotto o alla manipolazione. Anche per questo motivo, molti sostenitori di Bradley Manning, presunta fonte di WikiLeaks e sotto processo per aver "aiutato il nemico", e di Julian Assange si augurano che chi ha postato il video non riceva in futuro dagli Stati Uniti le stesse "attenzioni". Questo nuovo scandalo non che può riportare alla mente quello ancora più inquientate delle torture perpetrate da soldati statunitensi nelle prigioni di Abu Ghraib (Baghdad, Iraq) ai danni di detenuti iracheni. John Ullyot, un ex Marine che ha prestato servizio come portavoce repubblicano presso il 'Senate Armed Services Committee' durante lo scandalo di Abu Ghraib, spiegherebbe infatti che tale video va a dimostrare come "nell'era attuale della comunicazione istantanea e di Youtube, un errore tattico di giudizio da un piccolo numero di truppe può diventare un grosso problema strategico nel giro di poche ore". Anche se qualcuno potrebbe far notare che questo, e i "centinaia di casi simili che non sono stati rivelati negli ultimi 10 anni" come afferma il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahed all'agenzia di stampa AFP, difficilmente potrebbe essere considerato come un "errore tattico di giudizio". Il presidente afghano Hamid Karzai ha condannato il video, descrivendo le azioni commesse dai 4 uomini come "disumane" e chiedendo l'apertura immediata di un'indagine. Il Segretario alla Difesa americano Leon Panetta ha quindi telefonato a Karzai per assicurare che ciò verrà fatto, descrivendo l'episodio come "deplorevole". "L'ho condanno nei termini più forti possibili - ha sottolinea Panetta - Questo è un comportamento del tutto inadeguato per i militari degli Stati Uniti e non riflette gli standard o i valori che le nostre forze armate hanno giurato di difendere", promettendo che una volta individuati i responsabili questi saranno puniti "nella misura massima". Nonostante il Pentagono non abbia ancora rilasciato una conferma ufficiale in merito alla veridicità del video, anche all'interno dell'esercito non sembrano sussistere dubbi sul fatto che quanto ripreso sia reale. Il comandante James F. Amos del Corpo dei Marines, infatti, ha chiesto alla Naval Criminal Investigative Service (quella NCIS divenuta famosa anche in Italia grazie al telefilm trasmesso sulla Rai) di "mettere insieme una squadra dei suoi agenti migliori" per indagare "ogni aspetto dell'evento girato". "Voglio essere chiaro e inequivocabile - ha dichiarato il generale Amos - il comportamento descritto nel video è completamente in contrasto con gli elevati standard di condotta e di 'warrior ethos' che abbiamo dimostrato in tutta la nostra storia", concludendo: "Siate certi che l'istituzione del Corpo dei Marines non si darà pace fino a quando le accuse e gli eventi che li circonda sono stati risolti, perché da sempre impegnati a sostenere la Convenzione di Ginevra, le leggi di guerra e dei nostri valori". Anche se la pronta risposta (e condanna) degli Stati Uniti, secondo diversi osservatori, è giunta principalmente per evitare quel tipo di indignazione internazionale che seguì nel 2004 alla pubblicazione delle foto delle torture di Abu Ghraib.

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