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Ancora un militare italiano ucciso. Uscire dal "pantano afghano"

Un altro militare italiano è stato ucciso in Afghanistan, mentre un secondo è rimasto ferito. Lega Nord, Italia dei Valori e Sel invitano il governo a darci un taglio con la guerra. Forse troppo silenzio dai vertici del PD.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nell'esprimere "i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari" del militare caduto in Afghanistan, Gaetano Tuccillo (29 anni e sposato da un anno), e del parà rimasto ferito ad una gamba, torna a parlare di "missione internazionale per la pace e la stabilità in Afghanistan". Eppure ministri del governo pensano che quella in Afghanistan sia una vera e propria guerra a cui bisogna dare un taglio, compreso al finanziamento delle missioni. "Le guerre finiscono sempre quando finiscono i soldi, questa è la verità e soldi non ce ne sono" sottolinea il leader del Carroccio Umberto Bossi, aggiungendo inoltre: "Ci sono troppi uomini in giro. Costano troppi soldi e non vedo quale principio stiamo difendendo - concludendo - Abbiamo uomini in Libia, in Afghanistan e ogni tanto muoiono anche". Sullo stesso tono il ministro Roberto Calderoli che evidenzia come sia giunto il "momento di cambiare strada" e ripensare all'impegno in Afghanistan dell'Italia profittando, appunto, "del decreto sul rifinanziamento delle missioni all'estero". Dalla Lega Nord giungono quindi prese di posizione che forse il popolo del PD si sarebbe aspettato dal suo leader Pier Luigi Bersani, che invece sembra, almeno ufficialmente, non aver commentato la notizia dell'uccisione del militare Gaetano Tuccillo. Solo la Finocchiaro esprime a nome suo e delle senatrici e senatori del PD cordoglio ai familiari del caduto, augurando invece al militare ferito una pronta guarigione. Calderoli ricorda poi inoltre che "del resto sta prevalendo il concetto che la democrazia non si esporta. Tantomeno lo si fa con le armi", aggiungendo: "E' tempo di dare da mangiare alla gente, creare sviluppo economico nei paesi in difficoltà, stringere accordi. La guerra preventiva o punitiva che abbiamo studiato nei manuali di storia del '900 è una strada chiusa e che porta solo dolore, fallimento, lutti". Stanchi delle "missioni di pace" anche Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, che esprimono chiaramente il loro pensiero. Il leader dell'Italia dei Valori scrive infatti sul suo blog che "ogni sacrificio può essere chiesto da un Paese ai suoi ragazzi, purché quel sacrificio serva a qualcosa. E' invece evidente - continua Di Pietro - che queste missioni non sono di nessuna utilità e non fanno fare nemmeno un piccolo passo avanti né sulla strada della pace, né su quella della lotta al terrorismo. Missioni come quella in Afghanistan sono già costate decine di vite e inoltre costringono un Paese in grandi difficoltà a buttare via miliardi e miliardi di euro, che potrebbero essere spesi per rendere meno difficile e meno dura la vita di tante persone provate dalla crisi e dalle misure inique di questo governo". E anche il leader di Sel Vendola sottolinea che è arrivato il momento di "riaprire con coraggio, e presto, la discussione su cosa sia diventato il pantano afghano - concludendo - Non si capisce proprio perché non si voglia chiudere quella pagina". Il ministro della Difesa Ignazio La Russa promette quindi che la presenza italiana in Afghanistan verrà discussa "in occasione del decreto di finanziamento delle missioni" ma sottolinea che i tempi del ritiro non cambieranno, e quindi non si concluderanno prima del 2014.

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