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Afghanistan: parà italiano ucciso. Altri due feriti, uno è grave

Questo è il 41esimo italiano ucciso in Afghanistan, e come ogni volta che succedono questi tragici avvenimenti si torna a chiedersi: per quale motivo i nostri contingenti presiedono quel territorio?

Questo è il 41esimo italiano ucciso in Afghanistan, tra militari e agenti dei servizi, e come ogni volta che succedono questi tragici avvenimenti si torna a chiedersi: per quale motivo i nostri contingenti presiedono quel territorio? All'inizio era per "stanare" Osama Bin Laden, che però ora è morto, oltretutto ucciso in Pakistan dove si era rifugiato già da anni, come riferiscono gli Stati Uniti. La ricerca del "principe del terrore" in Afghanistan sembra quindi essere perlomeno risultata alquanto vana. La altisonante "lotta al terrorismo" attraverso queste "missioni di pace" risulta perciò ogni giorno e ogni anno che passa sempre più aleatoria. Come punto critico rimane questo "passaggio di consegne" tra i militari occupanti in Afghanistan e le autorità locali, visto che nonostante la transizione sia iniziata l'escalation di violenza non sembra diminuire, anzi. Il completo ritiro del contingente italiano è previsto nel 2014, ma da qui a 3 anni è davvero plausibile pensare, si domandano in molti, che la sicurezza in Afghanistan sarà davvero ristabilita? Se così non fosse, a cosa sarebbe servita l'occupazione dell'Afghanistan? A "vendicare" gli attentati dell'11 settembre 2001? Ad "esportare la democrazia" attraverso il metodo americano? Alla fine di questa guerra, infatti, agli afghani cosa resterà, se non un Paese distrutto e da ricostruire? Magari con l'aiuto di Stati Uniti ed Europa. Ad oggi si sa solo che un ennesimo militare italiano è rimasto ferito durante uno scontro a fuoco a Bala Murghab, come recita laconico lo Stato maggiore della difesa in una nota. Altri due militari, continua il comunicato, "risultano feriti di cui uno grave mentre il secondo non è in pericolo di vita". Il primo caporalmaggiore David Tobini era nato a Roma il 23 luglio 1983 (28 anni appena compiuti) ed era in forza al 183esimo reggimento paracadutisti "Nembo" di Pistoia. Giorgio Napolitano, comandante delle Forze Armate, esprime quindi il suo cordoglio e quello di tutto il Paese, insieme a "sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari". Intanto, nei prossimi giorni inizierà la discussione del rifinanziamento delle missioni all'estero.

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