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Afghanistan, 5 italiani feriti. La Russa: poteva andare assai peggio

Herat, città nell'ovest dell'Afghanistan, è diventata un vero e proprio teatro di battaglia. Autobombe e scontri a fuoco per ore, soprattutto attacchi diretti verso Camp Vianini. Feriti 5 militari italiani. La Russa: "Dobbiamo accendere un cero perché poteva andare assai peggio".

Sembra essere stata una vera e propra giornata di guerra quella di ieri ad Herat, la città nell'ovest dell'Afghanistan, dove ha sede Camp Vianini, la base del Prt (Provincial Reconstruction Team - il Team di ricostruzione provinciale) italiano. Verso le 9 del mattino (ora italiana), infatti, è cominciato "un attacco complesso, con un mezzo carico di esplosivo lanciato contro il muro di cinta" di Camp Vianini, "al quale sono seguiti colpi di armi da fuoco, anche da postazioni al di fuori e dall'alto, dai tetti delle case vicine", come spiega il Ministro della Difesa Ignazio La Russa. La dinamica degli avvenimenti non è ancora del tutto chiara. Sembra che ci siano stati un paio di attentati, anche con kamikaze, e scontri a fuoco durati qualche ora. Insomma, Herat era diventata un vero e proprio campo di battaglia, anche se a luglio la città verrà formalmente "riconsegnata" agli afgani dalla NATO perché ritenuta ormai sicura. L'attentato al Prt non compromette comunque, sottolinea Ignazio La Russa, tale processo di transizione. A seguito degli scontri sembra che siano stati uccisi alcuni attentatori, ma a perdere la vita sono stati anche 5 afgani, di cui "almeno quattro poliziotti", stando a quanto riportato da La Russa. L'attacco più pesante è stato quello diretto a Camp Vianini, perché dopo l'esplosione di un auto-bomba è cominciata anche una sparatoria. Per fortuna non ci sono state vittime tra i nostri militari, anche se 5 italiani del 132esimo reggimento artiglieria terrestre della brigata "Ariete" (con sede a Maniago - Pordenone), sono rimasti feriti. Il più grave è un capitano "colpito all'addome", ma non è in pericolo di vita. Un sesto militare è in forte stato di shock. Durante il suo incontro con la stampa il Ministro della Difesa precisa che però ciò che è successo non sarebbe una "escalation del terrorismo perché neppure in passato si è stati tranquilli". Ignazio La Russa infatti spiega: "Non bisogna farsi illusioni sul fatto che il terrorismo afgano rinunci ad agire anche se è in difficoltà. Azioni come quelle di oggi sono al contrario la dimostrazione che la nostra missione è efficace. Confidiamo nella possibilità di ottenere nuovi buoni risultati" concludendo però che comunque "dobbiamo veramente accendere un cero perché poteva andare assai peggio".

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