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Celentano e l'editto di Sanremo: chiudete Avvenire-Famiglia Cristiana

Altro che Editto bulgaro, sarà venuto in mente forse a qualcuno. Quello lanciato ieri sera da Adriano Celentano dal palco del Festival di Sanremo sembra infatti essere un vero e proprio "editto sanremese", visto che afferma che i giornali Famiglia Cristiana e Avvenire "andrebbero chiusi definitivamente".

Che differenza c'è tra Silvio Berlusconi che afferma "l'uso che Biagi, Santoro e Luttazzi hanno fatto della televisione pubblica pagata coi soldi di tutti è un uso criminoso, e io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga" e Adriano Celentano che sentenzia come "giornali inutili come l'Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi definitivamente" definendole anche "testate ipocrite"? Poche se non nessuna, pensa probabilmente già qualcuno, anche perché tra la prima dichiarazione e la seconda sono passati 10 anni, e in Italia non sembra che sia ancora passata la voglia di mettere a tacere chi la pensa diversamente.
Il cosiddetto Editto bulgaro è grave in quanto all'epoca Silvio Berlusconi era Presidente del Consiglio, ma le affermazioni di Adriano Celentano non sono da meno, perché provengono da una persona a cui la Rai, in prima serata nel corso di un programma come il Festival di Sanremo 2012 che va in onda in tutto il mondo, ha lasciato il palco per circa 50 minuti, che va a sottolineare l'importanza dell'ospite e della sua influenza sul pubblico.
Adriano Celentano in realtà non ha voluto risparmiare nessuno nel corso del suo monologo che su Twitter è stato descritto anche "come se un pazzo furibondo mi avesse attaccato un bottone allucinante fuori dalla stazione", come cinguetta "Pop Topoi" alle 23:03.
Celentano inizia il suo monologo a Sanremo 2012 prendendosela con i preti e i frati che a suo giudizio non "sanno regolare l'audio negli altoparlanti" e perché non parlano mai "del motivo per cui siamo nati" e "del Paradiso", per finire con l'affermare che Aldo Grasso è "un deficiente" che "scrive delle idiozie sul Corriere della Sera".
Ma sostenere che due giornali "andrebbero chiusi definitivamente" supera ogni misura, perché non si può far passare il messaggio che alla stampa, quando non gradita, le si debba mettere un bavaglio, soprattutto in un Paese già considerato con una informazione "parzialmente libera", come da Rapporto 2010 di Freedom House. Il pericolo di far cessare le ultime poche voci di dissenso e fuori dal coro mainstream è infatti sempre dietro l'angolo, e inviti alla censura dovrebbero far riflettere anziché strappare applausi. Perché se si condivide davvero l'idea di far chiudere la stampa, qualunque essa sia, allora l'Italia potrebbe già essere al punto di non condividere più quei valori democratici che ci hanno fatto uscire dal fascismo.
Enzo Biagi ricordò a Silvio Berlusconi, oltre all'articolo 21 della Costituzione, anche che era "la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto". Probabilmente questa è invece la prima volta che in mondovisione un cantante afferma che la stampa dovrebbe dire una cosa al posto di un'altra, altrimenti è meglio che taccia. Per sempre.

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