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Celentano a Servizio Pubblico: Ruotolo come Pupo, lo sketch integrale

Adriano Celentano torna in televisione. Dopo Sanremo, è la "predica" del Molleggiato arriva da Servizio Pubblico dove Celentano è intervistato da Sandro Ruotolo, che però pare un po' fare la parte, già andata in scena, di Pupo.

Michele Santoro, introducendo l'intervento di Adriano Celentano a Servizio Pubblico, spiega che "ha preso Ruotolo e gli ha fatto fare quello che a Sanremo ha fatto fare a Morandi e a Pupo". In poche parole, una scenetta simile a quella andata in onda sul palco di Sanremo dove Celentano, Gianni Morandi e Pupo facevano finta di litigare.
Ecco quindi non tanto le domande e le risposte ma lo "sketch" tra Ruotolo, giornalista di Servizio Pubblico e Adriano Celentano:
Ruotolo: Adriano, te l'aspettavi di avere tutti contro? Celentano: Io ho cercato di ricordare alla gente che noi per come siamo fatti non possiamo non essere felici, qualunque sia la nostra condizione qui sulla terra. Però non dobbiamo perdere la memoria, altrimenti ci allontaniamo troppo dal luogo dove c'è la festa, e questo sarebbe grave perché se ci allontaniamo troppo poi non riusciamo più a percepire i festosi rumori che ci arrivano portati dal vento del creatore. Hai capito? E' questo che ho cercato di dire. Ho cercato di dire che la festa non è una favola, è vera.
Ruotolo: Però la chiesa e non solo la chiesa non ti ha perdonato quella tua affermazione su Avvenire e Famiglia Cristiana che secondo te andrebbero chiusi.
Celentano: Io non ho fatto altro che mettere in evidenza ciò che è inutile per la chiesa, che per me rimangono inutili fino a quando sia Famiglia Cristiana che l'Avvenire non cambiano la loro linea editoriale.
Ruotolo:E quindi su questo punto col senno di poi cambieresti qualcosa del monologo? Celentano: Allora non ha capito niente. Non hai capito il senso dell'attacco. Io non cambierei una virgola di ciò che ho detto al Festival.
Ruotolo: Adriano, tu hai chiesto ed ottenuto dalla Rai tutta la libertà che volevi.
Celentano: Credo che la Rai dovrebbe fare un monumento a Gianni Morandi e a Gianmarco Mazzi per come hanno organizzato e condotto questo tipo di Festival. Due successi consecutivi, 2012 e 2011, una doppietta non facile da superare.
Ruotolo: Quindi secondo te il Festival è stato un successo per la Rai. E perché allora i dirigenti della Rai come il direttore generale Lorenza Lei, il presidente Garimberti ti hanno fatto queste critiche così feroci.
Celentano: Credo che l'errore stia proprio nel meccanismo di conduzione della Rai. Finché i partiti continueranno a litigarsela la Rai sarà sempre preda di sotterfugi, di intrighi, sospetti a danno poi del Paese. E' difficile poi non pensare che lo stesso direttore generale non sia sottoposto a pressione da parte dei partiti, e non soltanto della destra ma anche della sinistra. Alcuni giornalisti di Repubblica, per esempio, ci hanno dato dentro mica male per bloccare la mia partecipazione al Festival, dicendo addirittura che sono un cretino, neanche più di talento. E questo mi dispiace un po'.
Ruotolo: In che senso? Celentano: Nel senso che a me piaceva essere un cretino di talento. Perché vedi, nella composizione di queste due parole, cretino - di talento, la prola cretino assume un significato diverso, quasi magistrale. E' come dire pazzo di talento, folle di talento, porco di talento - porco cane - e porca miseria volevo dire. Mentre è invece esattamente l'inverso per quelli che hanno fatto finta di non capire il senso delle mie parole. IN quanto essi, essendo anche a loro insaputa, i servi del potere, non vengono considerati come cretini di talento ma persone che hanno un talento cretino. Cioè è proprio il talento che è cretino. Come quelli che dicono per esempio, uno in particolare, anche lei ospite della simpatica Mara Venier, che alzando la voce ha detto 'siccome io pago le tasse, cioè siccome io pago il canone, pretendo che Celentano faccia Sanremo per quello per cui è stato chiamato a fare. Ma cos'è un Festival delle specializzazioni? Forse lei ha perso di vista il fatto che se mi chiamano è per un insime di cose, perché canto, perché ballo, parlo, perché aggiusto un orologio o un rubinetto che perde. E poi naturalmente non poteva mancare la colossale stronzata sbandierata da qualche esponente di AN e del PD secondo cui io fare la beneficenza con i soldi dei contribuenti. Qui io vorrei sapere quanto ci hanno messo a partorire un concetto così rudimentale. Che colpa ne ho io se mi è capitato di essere uno degli uomini più pagati d'Europa. Io ho provato a dirgli datemi di meno, e loro mi hanno detto 'no, non è possibile, perché tu hai una quotazione di mercato e se noi ti diamo di meno poi ci arrestano'. Per cui i soldi che la Rai mi dovrà dare non sono dei contribuenti, sono miei. Miei, come lo sarebbero quelli di un falegname se aggiustasse un tavolo a qualcuno. Ogni cosa ha un prezzo mi pare. Se a Sanremo l mio posto fosse andata la Pivetti io non credo che avrebbe fatto il 70% di share con punte di 17 milioni di persone, però non si sa mai, magari diceva una cosa intelligente.
Ruotolo: Adriano, nelle alte sfere del Vaticano ti attaccano perché il Paradiso del "Re degli Ignoranti" diventa una sorta di nuvola dorata.
Celentano: Ma loro non sanno com'è il Paradiso.
Ruotolo: Sembra che il parroco di Galbiate abbia detto che tu non fai mai l'elemosina quando vai in chiesa.
Celentano: Il parroco di Galbiate è un brav'uomo e anche la gente di Galbiate è brava gente, e non solo di Galbiate ma in tutta la Brianza. Io non credo che lui abbia detto una cosa del genere, credo piuttosto ad una meschina manipolazione di Sorrisi e Canzoni.
Ruotolo: Nelle critiche che ti hanno rivolto un po' tutti, pesa secondo te questo clima generale, non è il momento dello scontro, salviamo l'Italia. Tu sei un provocatore, tu sei un guastatore.
Celentano: Qualcosa mi dice che c'è un cambiamento nell'aria e che il vento di questo cambiamento sta diventando tempesta.
Ruotolo: Cosa significa? Celentano: Che per esempio alle prossime elezioni ci potrebbero essere grosse sorprese, la gente sta cominciando a capire che non si va da nessuna parte se non prendiamo con forza e determinaziona la via dell'onestà. E questo non vale soltando per i politici, ma per tutti i ceti. L'80% di quei commercianti che a Napoli, e non solo a Napoli, non fanno lo scontrino devono capire che se continuano così i primi ad essere fregati sono loro. Dopo non ci sarà più tempo per essere onesti.
Ruotolo: Quindi tu pensi che il cambiamento sia possibile? Celentano: Ci sono alcuni segni positivi. Il fatto per esempio che uno come Beppe Grillo abbia creato un movimento di assoluta trasparenza ed è già altre il 5% dei consensi, ci fa sapere, ci fa sperare che forse riusciamo a toglierci di dosso quella patina oscura che è tipica dei furbi.
Ruotolo: Adriano, tu con Sanremo hai chiuso.
Celentano: Penso di sì. Sì, però non è un problema, perché il successo è bello, certo è gratificante, ma non ha niente a che vedere con la felicità che si prova per esempio in una semplice partita a bocce con quattro amici.

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