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Abu Omar, Pollari: spetta al premier rivelare segreto di Stato

L'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari, imputato sulla vicenda del sequestro di Abu Omar, davanti alla Corte di Appello si è detto "impossibilitato a difendersi" a causa del segreto di Stato e chiede quindi di interpellare in merito la presidenza del Consiglio.

Davanti alla Corte di Appello della terza sezione penale di Milano, l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari, imputato sulla vicenda del sequestro di Abu Omar, ha affermato davanti ai giudici, in sede di dichiarzione spontanea, di essere "impossibilitato a difendersi" perché non può produrre "gli 88 documenti coperti dal segreto di Stato" che dimostrerebbero la sua innocenza.
"Io sono obbligato a rispettare il segreto di Stato", continua Pollari e per questo chiede che venga interpellata "la presidenza del Consiglio dei Ministri che è titolare del segreto di Stato e ne dispone".
"Ho diritto di difendermi e le accuse a mio carico sono infondate", conclude Nicolò Pollari.
Pollari ha anche spiegato che la CIA non ha mai chiesto il suo "aiuto" riguardo il rapimento di Abu Omar che ricordiamo è stato sequestrato nell'ambito di una cosiddetta operazione di "rendition" e in Egitto, dove è stato trasferito, il religioso ha immediatamente detto di essere stato torturato e di essere stato detenuto per anni senza che gli fossero mai formalizzati i capi d'accusa. Quando Abu Omar fu rapito, era imputato a Milano per terrorismo internazionale.
Durante le sue dichiarazioni spontanee Pollari conferma la sua "assoluta estraneità ai fatti contestati" e sottolinea che "il segreto di Stato non copre l'esistenza di nessun reato" ma inibirebbe le prove della sua innocenza.
"Ho avuto ordine dai diversi Presidenti del Consiglio che si sono succeduti di rispettare questo vincolo, di cui non sono titolare. Spetta solo al Presidente del Consiglio accertare quali atti siano coperti dal segreto di Stato e quale sia legittimo rivelare - continua - Confermo di non voler violare alcuna norma".
Finito il processo di primo grado (novembre 2009) il giudice aveva dichiarato il non luogo a procedere, sempre a causa del segreto di Stato, sia per sia per Nicolò Pollari che per l'ex dirigente dei servizi Marco Mancini, mentre aveva condannato gli ex agenti Pio Pompa e Luciano Seno a tre anni di reclusione per favoreggiamento. Da sottolineare che prima di Pollari anche Pompa ha reso dichiarazioni spontanee più o meno sulla stessa linea di Pollari. Sono stati invece condannati 23 uomini della CIA dagli 8 ai 5 anni, tra cui l'ex capo della stazione CIA di Milano Robert Seldon Lady, tutti per sequestro di persona.

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