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Abu Omar, Cassazione contro Consulta: segreto di Stato anche su reati

La Cassazione deposita la sentenza che ha annullato senza rinvio le condanne per Nicolò Pollari e Marco Mancini, entrambi al vertice del Sismi, e per tre agenti dei servizi, coinvolti nel rapimento dell'imam egiziano Abu Omar avvenuto a Milano il 17 febbraio del 2003, in quanto "l'azione penale non poteva essere perseguita per l'esistenza del segreto di Stato". La Cassazione va contro però la sentenza della Consulta sottolineando che sono stati "coperti da segreto di Stato" anche quelle "direttive e ordini" del Sismi che in qualche modo erano "collegati al fatto di reato".

Nel febbraio scorso la Cassazione ha annullato senza rinvio le condanne per Nicolò Pollari e Marco Mancini, entrambi al vertice del Sismi, e per tre agenti dei servizi, coinvolti nel rapimento dell'imam egiziano Abu Omar avvenuto a Milano il 17 febbraio del 2003, in quanto "l'azione penale non poteva essere perseguita per l'esistenza del segreto di Stato". Nel 2012, invece, la Cassazione aveva annullato i proscioglimenti ritenendo che il segreto di Stato, riconosciuto invece dalla Consulta, non coprisse tutti i comportamenti degli agenti dei servizi segreti, soprattutto se non agiscono dietro ordine del governo. Il processo di appello bis si è quindi concluso nel febbraio del 2013 con la condanna di Pollari a dieci anni, di Mancini a nove e a sei anni di reclusione ciascuno per gli agenti Luciano Di Gregorio, Giuseppe Ciorra e Raffaele Di Troia. Poi l'annullamento delle condanne in Cassazione, che ha oggi depositato la sentenza dove si legge che tale decisione è stata presa solamente per "neutrale lealtà istituzionale" verso la Corte Costituzionale, sottolineando però che il verdetto della Consulta sul segreto di Stato ha quindi "inaspettatamente" tracciato "quell'ampio perimetro" di immunità che ha messo al riparo dalle condanne gli uomini dei servizi coinvolti nel rapimento di Abu Omar. La Cassazione scrive infatti che la sentenza della Consulta ha distrutto "alla radice la possibilità stessa di una verifica di legittimità, continenza e ragionevolezza dell'esercizio del potere di segretazione in capo alla competente autorità amministrativa, con compressione del dovere di accertamento dei reati da parte dell'autorità giudiziaria che inevitabilmente finisce per essere rimessa alla discrezionalità della politica". Da ricordare che i governi Prodi, Berlusconi, Monti e Letta si sono sempre battuti per il riconoscimento della ragion di Stato sui documenti legati al rapimento. La Cassazione sottolinea però che questa obbedienza alla Consulta "non può non indurre ampie e profonde riflessioni che vanno al di là del caso singolo" e che attingono i "capisaldi dell'assetto democratico del Paese". "In conclusione - scrive la Cassazione - risultano coperti da segreto di Stato, ritualmente apposto, le direttive e gli ordini che sarebbero stati impartiti dal direttore del Sismi agli appartenenti al medesimo organismo ancorché fossero in qualche modo collegati al fatto di reato, con la conseguenza dello sbarramento al potere giurisdizionale".

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