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ANPI: con Armando Cossutta perdiamo una radice, esempio per le giovani generazioni

Con Armando Cossutta "perdiamo con Armando una radice, uno sguardo lungo di civiltà e passione democratica, un punto fermo di responsabilità e amore per il Paese e la sua gente. Non lo dimenticheremo mai e mai smetteremo di additare il suo esempio alle giovani generazioni" ricorda l'ANPI.

"Mi ero iscritto al Carducci alla quarta classe del Ginnasio nel 1940. Venivo da Sesto San Giovanni ogni mattina con il tram (...) allora Sesto San Giovanni consisteva in un piccolo centro di 30 mila persone e i suoi abitanti erano quasi tutti operai. I figli degli operai facevano gli operai. (..) Ricordo questi particolari perché quando, più tardi, cercai dei contatti per svolgere un ruolo attivo nella lotta clandestina contro il nazifascismo,trovai a Sesto non poche difficoltà a entrare nell'organizzazione: ero uno studente, agli operai apparivo forse come un privilegiato, non uno dei "loro". Comunque, ad accettare la mia iscrizione al Partito Comunista fu una magnifica figura di operaio della Breda, Pietro Pazzaglia. Tutto questo avveniva verso la fine del 1943 quando avevo diciassette anni e frequentavo la seconda classe del Liceo classico. (..) Fra i compagni di classe non mi fu difficile trovare rispondenza attorno agli ideali di libertà e di progresso che avevo abbracciati. Con altri studenti più anziani di qualche anno stabilii stretti rapporti clandestini. Scrivevamo volantini e li diffondevamo. E cominciammo a ricercare e a trasportare armi. Un giovane, sciagurato, fece la spia. Ed una notte, nei primissimi giorni del gennaio 1944, vennero a casa ad arrestarmi. Seppi più tardi che c'era stata una grande solidarietà da parte dei miei compagni e dei nostri insegnanti del Carducci. Quanti furono interrogati non dissero nulla che potesse essermi di danno. L'insegnante d'Italiano, l'illustre professore Massariello, che in seguito seppi aderente al CLN, si affrettò a nascondere un mio tema in classe che poteva apparire troppo compromettente. Ero stato imprudente a scrivere quel tema, ma egli era stato coraggioso a chiedere a noi di commentare i famosi versi di Dante: 'Libertà va cercando, che è si cara/come sa chi per lei vita rifiuta'" è parte dell'intervento del 1983 di Armando Cossutta, morto all'età di 89 anni a Roma, dopo aver perso nell'agosto scorso la moglie Emilia alla quale era legato da oltre 70 anni. L'intervento è stato ricordato dall'ANPI, perché Cossutta oltre che partigiano, partecipando nelle Brigate Garibaldi alla Resistenza antifascista e antinazista, fu dal 2009 vice presidente nazionale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.

"Dalla Liberazione ha dedicato tutta la sua vita alla politica senza mai distrarsi un momento dal battersi per dare corpo nel Paese a quegli ideali che avevano mosso ogni sua scelta: l'antifascismo e la Resistenza" ricorda in maniera commossa l'ANPI, che ricorda in particolare lo "strenuo impegno" di Armando Cossutta "per impedire che venisse approvato, nel 2009, il famigerato progetto di legge 1360 che mirava a parificare i partigiani con i repubblichini di Salò". "Perdiamo con Armando una radice, uno sguardo lungo di civiltà e passione democratica, un punto fermo di responsabilità e amore per il Paese e la sua gente. Non lo dimenticheremo mai e mai smetteremo di additare il suo esempio alle giovani generazioni" conclude l'ANPI.

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