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AIDS: vaccino italiano funziona ma mancano i fondi

Il vaccino terapeutico italiano contro l'AIDS sembra funzionare, anche se la fase di sperimentazione non è ancora conclusa. Ma l'equipe "non ha più fondi per completare la fase II" e spiega che i 10 brevetti dell'ISS potranno poi essere venduti a privati.

Il vaccino terapeutico italiano contro l'AIDS sembra funzionare, anche se la fase di sperimentazione non è ancora conclusa. Il vaccino, infatti, è stato testato solo su 87 pazienti che stanno contemporaneamente assumendo farmaci retrovirali, ma nonostante la fase II della sperimentazione non sia ancora terminata "abbiamo deciso di pubblicare questi primi dati perché statisticamente rilevanti e ottenuti in tempi straordinariamente rapidi", spiega la ricercatrice Barbara Ensoli dell'Istituto superiore di sanità (ISS), coordinatrice del gruppo di lavoro.
Ma il fatto di pubblicare oggi sulla rivista internazionale "Plos" dati ancora in via di sperimentazione potrebbe derivare anche dal fatto che l'equipe "non ha più fondi per completare la fase II", come sottolinea sempre la Ensoli.
La sperimentazione è iniziata circa 15 anni fa mentre la prima fase clinica è iniziata nel 2003 e nel 2008 la fase II, che deve essere ancora portata a termine.
Il presidente dell'ISS Enrico Garaci spiega che dall'inizio sono stati spesi circa 20 milioni di euro, a carico del Ministero della Salute e dell'ISS, "ma la cifra sarebbe stata 20 volte più elevata" se la sperimentazione fosse stata effettuata da un'azienda privata invece che un ente pubblico, sottolinea sempre Garaci.
La dott.ssa Ensoli spiega però che l'ISS detiene ben 10 brevetti sul vaccino contro l'AIDS, che potranno essere venduti ad aziende private quando potrà essere messo in commercio. Qualcuno potrebbe obbiettare però per quale motivo l'ISS debba vendere a privati dei brevetti su una terapia così importante, in maniera tale che a lucrarci siano alla fine aziende private, a scapito dei malati. La Ensoli però spiega che il loro "obiettivo è curare i pazienti" e per questo non hanno "nessuna preclusione per collaborazioni trasparenti con il privato".
D'altronde, trovare il vaccino per il virus più famoso (e spesso controverso) del mondo sarebbe un bel business.
In merito alla sperimentazione, i dati sul vaccino Tat (così chiamato perché ha come bersaglio la proteina Tat) sembrano essere efficaci "nel bloccare gli effetti del virus sul sistema immunitario, riportandolo verso la normalità. Cosa che la terapia antiretroverale non riesce a fare".
Le prossime tappe saranno comunque quelle di valutare l'effetto del vaccino su pazienti che non assumano contemporaneamente una terapia antiretrovirale e poi capire se il vaccino potrà avere un effetto preventivo su pazienti sani. E capire, naturalmente, se nel corso degli anni questo tipo di terapia possa portare a controindicazioni.

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