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AIDS: 71,5% non sapeva di avere HIV. Serve umanizzare sessualità

In occasione della Giornata mondiale contro l'AIDS l'Istituto Superiore di Sanità ha aggiornato i dati sulle nuove diagnosi di HIV e quello dei casi di AIDS. Si scopre che l'84,1% di infezioni sono causate da rapporti non protetti e che tra il 2006 e il 2014 è aumentata la proporzione delle persone che arrivano allo stadio di AIDS conclamato ignorando la propria sieropositività, passando dal 20,5% al 71,5%. Papa Benedetto XVI aveva ragione: distribuzione di preservativi aumenta il problema, serve una umanizzazione della sessualità.

In occasione della Giornata mondiale contro l'AIDS l'Istituto Superiore di Sanità ha aggiornato i dati sulle nuove diagnosi di HIV e quello dei casi di AIDS. L'ISS specifica che dall'inizio dell'epidemia (nel 1982) a oggi in Italia sono stati segnalati oltre 67.000 casi di AIDS, di cui circa 43.000 sono deceduti. Nel 2014, sono stati diagnosticati 858 nuovi casi di AIDS pari a un'incidenza di 1,4 nuovi casi per 100.000 residenti mentre sono 3.695 le persone che hanno scoperto di essere HIV positive, un'incidenza pari a 6,1 nuovi casi di sieropositività ogni 100 mila residenti. Rimane quindi stabile il numero di nuove infezioni da HIV, come pure quello dei casi di AIDS, L'Istituto Superiore di Sanità specifica che il virus colpisce prevalentemente gli uomini, poiché rappresentano il 79,6% dei casi nel 2014, mentre continua a diminuire l'incidenza delle nuove diagnosi nelle donne. Quanto alla fascia di età maggiormente colpita, è risultata essere quella delle persone di 25-29 anni. La maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali senza preservativo, che costituiscono l'84,1% di tutte le segnalazioni (40,9% maschi che fanno sesso con maschi; 26,3% eterosessuali maschi; 16,9% eterosessuali femmine). Il dato che ha fatto però maggiormente scalpore è quello che rivela come tra il 2006 e il 2014 è aumentata la proporzione delle persone che arrivano allo stadio di AIDS conclamato ignorando la propria sieropositività, passando dal 20,5% al 71,5%. Di conseguenza, nel 2014 poco meno di un quarto delle persone diagnosticate con AIDS ha eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi di AIDS. Eppure, certifica l'ISS, diminuiscono i decessi di persone con AIDS.

Il rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità non fa quindi che confermare la lungimiranza di Papa Benedetto XVI che durante il viaggio apostolico del 2009 in Camerun e Angola spiegò: "Direi che non si può superare questo problema dell'AIDS solo con soldi, pur necessari, ma se non c'è l'anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema. La soluzione può essere solo duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l'uno con l'altro; la seconda, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti". Papa Ratzinger quindi sottolineava come il compito della Chiesa era appunto quello di "rinnovare l'uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell'altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova". All'epoca Papa Benedetto XVI fu aspramento criticato per aver detto che l'AIDS "non si può superare con la distribuzione di preservativi" ma come sempre il tempo è galantuomo.

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